Come usiamo l'IA

La usiamo, e parecchio. Preferiamo raccontarti dove e perché, invece di lasciartelo intuire.

Da dove parte una pagina

Da qualcuno che si ricorda di non aver capito. Ogni argomento nasce da una domanda che ci siamo posti davvero: perché i pianeti non cadono sul Sole, cosa succede dentro una batteria, perché il cielo di notte è buio se le stelle sono infinite. Decidere quale domanda merita una pagina, da dove entrarci, quale immagine fa scattare la comprensione e quale invece confonde: quella parte non la delega nessuno. È il mestiere.

Le traduzioni, ed è qui che l'IA fa la differenza

Siamo poche persone e il sito parla tre lingue, ognuna su tre livelli di profondità. Nove versioni dello stesso concetto, ciascuna con il suo registro: il decenne curioso non legge come lo studente universitario, e un testo tradotto male si sente subito, suona straniero e allontana.

Senza IA avremmo dovuto scegliere: o una sola lingua fatta bene, o tre lingue fatte male. Con l'IA possiamo tenere in tutte e tre lo stesso livello linguistico, la stessa cura nel ritmo delle frasi, la stessa precisione nei termini tecnici. Un ragazzino a Lione e uno a Bologna leggono una pagina scritta nella loro lingua, non una traduzione che scricchiola. Questo per noi vale moltissimo, ed è il motivo principale per cui l'IA è entrata nel progetto.

Le spiegazioni e le simulazioni

Le bozze dei testi e il codice delle simulazioni interattive nascono con l'IA. Poi vengono lette, corrette e rimesse in riga da noi, perché su una cosa non transigiamo: una spiegazione scientifica sbagliata fa più danno di una spiegazione che non c'è. Una simulazione che mente è peggio di un disegno fermo. Se un numero non torna o un comportamento non è fisicamente onesto, la pagina non esce.

Cosa resta sempre in mano nostra

La scelta degli argomenti, il taglio, la verifica dei fatti, la decisione di pubblicare e la responsabilità di quello che leggi. L'IA è uno strumento con cui lavoriamo, non una firma in calce.

Perché te lo diciamo

Perché lo chiede l'articolo 50, paragrafo 4 del Regolamento (UE) 2024/1689, l'AI Act: chi pubblica testi generati con l'IA per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico, e la scienza è fra queste, deve dichiararlo in modo chiaro. Ma anche perché ci sembra il minimo. Un sito che spiega come funzionano le cose non può essere opaco su come funziona lui.

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